Ci sono giornate in cui le condizioni meteorologiche non ti permettono di regatare.
E poi ci sono giornate in cui, anche senza regate, la vela dimostra tutto il suo valore.
Siamo ad Andora, per la prima tappa della Italia Cup 2026, ospiti del Club Nautico Andora. È il primo appuntamento della stagione e i numeri, ancora una volta, parlano chiaro: 394 partecipanti, dai 13 anni agli over 30. Un dato che racconta più di qualsiasi classifica.
La classe ILCA, storicamente tra le più partecipate in Italia, continua a essere un punto di riferimento dopo l’Optimist. È una deriva one design che riesce ancora oggi a essere accessibile a 360 gradi: tecnica, formativa, universale. Un’imbarcazione che accompagna la crescita sportiva e personale dei ragazzi, senza distinzioni, senza scorciatoie.
Oggi non possiamo raccontare la parte sportiva. Il vento non ha creato le condizioni per regatare. Nessuna prova disputata. Nessuna partenza. Nessuna classifica aggiornata.
Ma sarebbe sbagliato dire che non sia stata una giornata di sport.
Fin dalla mattina, abbiamo visto mettersi in moto una macchina organizzativa ormai rodata. Quella complessa, silenziosa e instancabile organizzazione che sta dietro a una manifestazione di questo livello. Dalla finalizzazione delle iscrizioni all’accoglienza dei team, dalla gestione degli spazi alla logistica a terra. Un lavoro che richiede precisione, competenza e una grande dose di passione.
Un ringraziamento speciale va a chi questa macchina la fa funzionare: persone come Paola e Roberto del Club Nautico Andora, insieme a tutti i volontari del circolo e al direttivo della Classe ILCA Italia, che con dedizione lavorano per tenere vivo uno sport tanto affascinante quanto complesso. Uno sport vincolato alle condizioni meteorologiche, alla logistica dei trasferimenti, all’organizzazione dei circoli ospitanti.
Un pensiero va anche agli allenatori, presenza silenziosa ma fondamentale di ogni regata. Sono loro che dedicano giornate intere a formare questi ragazzi, insegnando uno sport che non è solo preparazione fisica e tecnica, ma soprattutto rispetto, disciplina, responsabilità e dedizione. La vela è fatica, certo, ma è prima di tutto scuola di valori.
Nel frattempo, nel parco barche, si consumava la parte più autentica della giornata.
Furgoni arrivati da tutta Italia. Squadre unite sotto i colori dei propri circoli. Ragazzi che si aiutano a scaricare le barche, a montare alberi, a sistemare vele. Piccoli gesti che raccontano una grande comunità.
Questa è la forza dell’ILCA: una classe numerosa, competitiva, ma profondamente umana. Una realtà in cui si cresce insieme, si viaggia insieme, si fatica insieme.
E poi c’è Andora. Un luogo che per la vela italiana è ormai una certezza. La Liguria, con le sue condizioni meteorologiche spesso tecniche e mai banali, con la sua costa luminosa e il mare che sa essere generoso ma anche esigente, rappresenta da anni un punto di riferimento nel calendario nazionale. Le regate qui hanno una storia, una tradizione, un’identità.
Oggi non ci sono state le condizioni per uscire, per il troppo vento.
Ma a terra si è sentito forte il rumore della passione.
E domani, sperando in condizioni migliori, saremo pronti.
In 394. Con la stessa voglia di sempre.
Viola Devoti